Conclave si presenta come un’opera che, purtroppo, ha ben poco del thriller che ci si potrebbe aspettare. Dunque niente intricati giochi di potere da smascherare; il film ci offre invece una visione nitida e diretta della realtà che circonda l’elezione di un nuovo Papa: sullo schermo si dipanano lotte interne tra fazioni, colpi di scena e, inevitabilmente, scandali che affliggono la Chiesa.
Più che un thriller, Conclave si rivela un dramma profondo, incentrato sulla figura del decano, il cardinale Lawrence. Quest’ultimo, interpretato magistralmente da Ralph Fiennes, è un personaggio complesso, gravato da una responsabilità schiacciante: quella della gestione del conclave. La sua crisi di fede diventa il fulcro della narrazione, un riflesso della crisi più ampia che la Chiesa affronta oggi: la perdita di fedeli, gli scandali legati agli abusi sessuali e la crescente frattura tra conservatori e liberali.
Ciò che il film esplora è l’oscurità e la doppiezza che permeano la Chiesa cattolica, affrontando una riflessione cruciale: la Chiesa è un’istituzione terrena, composta da esseri umani con vizi e virtù, e la sua crisi è tanto etica quanto spirituale.
Con un’opulenta scenografia, Suzie Davies porta all’attenzione dello spettatore la straordinaria ricchezza millenaria del Vaticano. Ogni dettaglio è curato con attenzione, creando un’atmosfera che trasporta il pubblico nel cuore della Santa Sede. Tuttavia, è interessante notare che la maggior parte delle scene è stata girata nei famosissimi Cinecittà Studios di Roma, dove sono stati ricreati nei minimi dettagli gli interni del Vaticano. La Cappella Sistina, ad esempio, è stata riciclata da un vecchio set abbandonato e restaurata in sole dieci settimane, offrendo un’interpretazione visivamente sorprendente e in scala reale di questo luogo iconico.
La Casa Santa Marta, dove i cardinali rimangono “imprigionati” ed isolati durante il conclave, è stata anch’essa ricreata a Cinecittà, mentre la Chiesa di Santo Spirito, con la sua architettura maestosa, è stata utilizzata per girare alcune scene relative all’arrivo dei cardinali. Le altre scene sono state girate tra Villa dei Medici, dove si possono apprezzare viste spettacolari di Roma, e la Reggia di Caserta, che ha fornito la maestosità di scalinate e corridoi. Questo mix di location ha catapultato realisticamente lo spettatore dentro le ambientazioni del conclave. La fotografia, magistralmente realizzata da Stéphane Fontaine, è semplicemente bellissima e contribuisce a immergere gli spettatori nel processo di selezione del nuovo Papa da parte del collegio cardinalizio. Le immagini catturano la grandiosità degli spazi e l’intensità dei momenti, rendendo ogni scena visivamente affascinante.
Inoltre, straordinario è il design dei costumi, incredibilmente dettagliati, che arricchiscono ulteriormente l’ambientazione e i personaggi, rendendo palpabile la tradizione e la solennità del contesto ecclesiastico.
La narrazione è coinvolgente, alcuni eventi sono un po’ esagerati e il finale non è all’altezza della sua promettente impostazione iniziale. Si inizia a capire troppo presto come finirà la storia, rovinando quello che dovrebbe essere il colpo di scena conclusivo.
In definitiva, Conclave ci invita a riflettere non solo sulla crisi della Chiesa, ma anche su quella dell’individuo, costringendoci a confrontarci con le nostre convinzioni e i nostri valori in un mondo in continua evoluzione. Un film che, pur con le sue lacune, riesce a stimolare una profonda riflessione.