Itaca – il ritorno di Uberto Pasolini è l’ultima reinterpretazione cinematografica del poema dell’Odissea, che si focalizza sull’ultimo atto della vicenda: Ulisse dopo l’approdo sulla sua isola. Il tema centrale del film non è una narrazione sull’Ulisse omerico, ma esplora le prospettive di un uomo che torna per affrontare il passato e le responsabilità lasciate in sospeso, evidenziando il suo tormento interiore.

Il film offre una visione moderna della figura eroica di Odisseo, scomponendola in molteplici aspetti. Ulisse emerge come un uomo segnato da una crisi post-traumatica, frutto delle esperienze belliche, che fatica a riconoscersi sia in se stesso che nella sua terra, ormai in declino, che ha lasciato decenni prima insieme agli uomini migliori. La sua esistenza è tormentata dal rimorso e dalla ricerca di perdono per aver abbandonato il suo popolo e la sua famiglia.

La sua avventura non è un viaggio fisico, ma un percorso interiore che lo costringe a confrontarsi con le proprie responsabilità e le conseguenze delle sue scelte. Partendo per la guerra di Troia, Ulisse si allontana dalla sua casa, dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco (Charlie Plummer), abbandonando non solo la sua vita familiare, ma anche il suo ruolo di leader e protettore della sua gente. Nessuno degli uomini che lo ha seguito è mai tornato, condotti alla morte dal loro re.

In questo contesto, la figura di Ulisse viene reinterpretata in chiave moderna, mostrando un eroe vulnerabile e tormentato, che cerca di riconquistare ciò che ha perso. La sua vulnerabilità emerge, rivelando un uomo che, pur cercando l’onore e la gloria, deve affrontare le conseguenze delle sue azioni. La narrazione si allarga a temi di pace e guerra, riflettendo su condizioni sociali contemporanee e sulle responsabilità individuali verso la comunità.

Il film non manca di offrire una forte critica sociale, evidenziando la nobiltà viziata dei Proci e paragonandola alla classe politica contemporanea. In questo contesto, l’élite del Palazzo conduce una vita agiata e peccaminosa, mentre al di fuori delle sue mura la popolazione vive in povertà, continuamente sottomessa, saccheggiata e abusata. Claudio Santamaria, nel ruolo di Eumeo, il porcaro che accoglie Ulisse nella sua capanna, diventa l’emblema di questa ingiustizia. Il Palazzo consuma le risorse, come i porcellini che Eumeo alleva, senza alcuna considerazione per il futuro, rappresentando così l’egoismo e la miopia di chi detiene il potere.

La sceneggiatura, scritta da Pasolini con John Collee ed Edward Bond, segue in parte lo spirito del poema di Omero, mantenendo elementi chiave della trama originale, ma reinterpretando appunto la figura dell’eroe. Girato tra Corfù e l’Italia, ci si aspettava che la scenografia ci catapultasse in un Mediterraneo assolato e intenso, invece il risultato è un’atmosfera molto austera, si sarebbe potuto fare molto di più.

Le interpretazioni di Ralph Fiennes (Ulisse) e Juliette Binoche (Penelope) evidenziano la psicologia complessa dei due personaggi e sono da lodare per la loro profondità e misura. Ulisse torna fingendosi un mendicante solitario e impotente, e il suo percorso verso il perdono è rappresentato attraverso momenti chiave, come il commovente addio con il suo cane Argo e la prova dell’arco, rispettivamente simboli di riconciliazione e vendetta. Penelope, d’altra parte, incarna la resilienza e la speranza; non abbandona mai l’idea del ritorno del suo amato, nonostante gli anni trascorsi e la continua convivenza con il tormento del dubbio sulla sua morte. La sua attesa, carica di amore e tenacia, rende il suo personaggio altrettanto complesso e affascinante, riflettendo la lotta interiore di una donna che, pur nella solitudine, mantiene viva la fiamma della speranza.

Tirando le somme, Itaca – Il ritorno si presenta come un’opera di dimensioni contenute che rielabora la figura di Ulisse, offrendo un ritratto di un eroe vulnerabile in cerca di redenzione e riconciliazione con il proprio passato. Il film soffre di una certa lentezza in diversi momenti, con un’eccessiva insistenza su alcune scene che, anziché intensificare la drammaticità, sfiniscono lo spettatore. Nonostante le criticità riscontrate il film riesce comunque a catturare l’essenza di un viaggio interiore profondo e universale, invitando lo spettatore a riflettere sulle complessità dell’esperienza umana.

Di Giulia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *