Una coppia inglese di mezza età si ritrova, dopo una serata passata a teatro a sentire il Così fan tutte di Mozart, la casa svaligiata: nessun mobile, nessun suppellettile, nemmeno più la moquette in casa Ransome. Inizia in medias res la storia: i coniugi aprono la porta del loro appartamento in Regent’s Park e trovano il nulla. L’incipit ci catapulta in questa situazione estrema e assurda senza presentarci la coppia londinese e la curiosità di capirci qualcosa assale il lettore.
Questa situazione di privazione è certamente drammatica, nell’era del consumismo, in cui ciò che possediamo parla di noi e ci definisce, ritrovarsi Nudi e crudi è uno shock, ma si può sempre trarre del positivo dagli stravolgimenti e in questa coppia, lui avvocato, lei casalinga, la reazione al furto è ben diversa tra i due. Chi avrà un vero e proprio risveglio sarà Mrs. Ransone, un personaggio dinamico, a tutto tondo (se vogliamo usare termini tecnici), che è la vera protagonista della storia. Rosemary, così si chiama la nostra ingenua casalinga, è una donna che ha vissuto sempre all’ombra del marito o per meglio dire non ha mai vissuto. Non ha mai guardato i talk show in tv, non ha mai sentito parlare della sessualità, dell’affettività amorosa, non ha mai frequentato negozi diversi da quelli che potevano essere adatti al suo status sociale. Tutte queste cose le seprimenta per la prima volta a causa della situazione che è costretta ad affrontare dopo aver trovato la casa svuotata, provando qualcosa di nuovo che inizia man mano a piacerle. Sarà il ritorno alla normalità a turbarla, perchè a quel punto avrà capito che la sua vita non stava funzionando. La nostra beniamina, che fa tenerezza nella sua misera esistenza a fianco di un marito omuncolo, è messa in risalto dal coniuge, un uomo sterile, freddo, rigido, antipatico e pignolo, la cui esistenza banale e noiosa non verrà minimamente intaccata dall’evento traumatico del furto. L’incrollabilità del marito, a differenza della moglie, lo rende ottuso, un personaggio che durante la lettura non fa che irritarci con le sue innumerevoli correzioni lessicali rivolte alla moglie e la sua ossessione per la noiosissima musica classica.
La trama ci fa riflettere su tematiche esistenziali: come sto vivendo la mia vita? Sono ottenebrato dalla quotidianità? Sono davvero felice o avrei bisogno anche io di un evento traumatico per accorgermi della mia insoddisfazione? Devo stravolgere la mia esistenza o va bene così? Rosmemary, con la sua maturazione personale, è il veicolo che induce il lettore a porsi tutte queste domande. Nulla di pesante e rattristante però, non aspettatevi una lettura troppo impegnata perché l’intera narrazione è venata da un’ironia leggera che ci strappa il sorriso e rende questo libro, di appena novantacinque pagine, una lettura piacevole. Lo humor inglese dell’autore Alan Bennett è dunque perfetto per intrecciare la risata e la riflessione.
Titolo originale: The clothes they stoop up in; prima edizione inglese: 1996; traduzione di Giulia Arborio Mella e Claudia Valeria Letizia.