The Substance è incentrato sul tema dell’ossessione per la giovinezza e la mancanza di accettazione di sé stessi. La protagonista Elizabeth Sparkle, interpretata da una in formissima Demi Moore, è in crisi a causa della perdita del lavoro dovuta al fatto che non ha più l’età per l’ormai piccolo schermo che abita con i suoi programmi di aerobica per casalinghe disperate. Il grottesco produttore del programma Harvey, nei panni dei quali troviamo Dennnis Quaid, ha bisogno di carne fresca, una nuova bella presenza seducente che alzi la percentuale (e anche qualcos’altro) degli spettatori per rilanciare il programma.
La riflessione è attualissima: come mai fatichiamo ad accettare di invecchiare? Perché non riusciamo a vederci vissuti, con le rughe e i segni del tempo? Perché lo sfiorire della giovinezza non ci fa più sentire adatti a questa società e amati?
Il film parte bene, l’estetica è assolutamente accattivante, lo è anche il meccanismo che segue la protagonista per cercare di bloccare la sua maturazione, ma tutto si guasta nel secondo tempo, quando le scene cruente si dilatano e lo splatter si fa eccessivo. I dialoghi sono pochi, in favore di una forte tensione emotiva acuita dalla musica techno che drammatizza le scene. Il corpo è ovviamente l’elemento centrale, “la sostanza” agisce su di esso con un meccanismo di riproduzione cellulare che fa generare una nuova versione del soggetto, ovviamente più sana, più prestante, più giovane e necessariamente più bella.
Molto sembra ereditato dalla post human art di Matthew Barney, il corpo è modellato, plasmato e distrutto; infatti se avete stomaci deboli astenetevi dalla visione. Non mancano poi citazioni, una fra tutte quella di Elephant man di David Lynch, nonché l’inquietante corridoio dell’albergo di Shining.
Insomma, The substance sembrava fosse un film sorprendente, ma la regista, la francese Coralie Fargeat, a un certo punto ha esagerato, non era necessario eccedere in scene cruente e splatter per far passare il messaggio, il film sarebbe stato eloquente anche senza gli ultimi eccessi inseriti nella trama.